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Slai-Cobas: nessun “effetto Ilva” per la "Marlane Marzotto" PDF Stampa E-mail
Scritto da slai cobas cosenza   

Ulteriore udienza ieri 7 dicembre per il processo alla Marlane Marzotto di Praia a Mare, come al solito senza storia e senza sostanziali colpi di scena.

 

Non c’è stato l’atteso “Effetto ILVA” che ci si attendeva, né il riscontro mediale che merita un processo penale di siffatta importanza; le 100 e più vittime della fabbrica lo meriterebbero e così gl’innumerevoli operai che in essa hanno contratto patologie di vario genere. Ancora una volta era presente lo SLAI Cobas col coordinatore provinciale e coniuge, entrambi costantemente in prima linea e gerenti in solitudine dell’annosa vicenda, nonché referenti locali della prestigiosa organizzazione nazionale Medicina Democratica patrocinata dall’avvocato Natalia Branda. Abbiamo assistito ancora una volta a prevedibili prove testimoniali contraddittorie, separazione netta tra coloro che dalla Marzotto hanno ottenuto e chi invece, a fronte del salario, dalla fabbrica ha ricevuto sofferenze e morte. Tra i testi è stato ascoltato anche un ex infortunato grave, caso Thyssen in forma ridotta, anch’egli ustionatosi con olio incandescente fuoriuscito dalla caldaia per difettosità della valvola di non ritorno. Ovviamente levata di scudi dei difensori alle dichiarazioni dell’ ispettore di polizia giudiziaria distaccato in fabbrica, pronti a mettere in atto le cavillosità concesse loro dal Codice di Procedura Penale e arginati a fatica ancora una volta dal presidente Domenico Introcaso. Triste la prova di due ex sindacalisti, per uno dei quali è stata avanzata addirittura l’ipotesi di querela per falso, mentre l’attesa convocazione di alcuni medici di base è stata rinviata ad altra data per carenza di tempo. Sul territorio intanto si fanno pressanti le istanze per la bonifica dei suoli e lo fanno sovente coloro che sapevano ed hanno taciuto fino a quando lo SLAI Cobas non ha fatto emergere le nefandezze delle quali la fabbrica praiese si era resa protagonista. Parlare di bonifica vuol dire togliere uno strato di oltre quattro metri per tutta l’area, depuratore comunale e case aziendali comprese, ovvero intervenire su un’areale di oltre dieci ettari trascurando fin quanto è possibile la fascia a mare. Sarebbe inaccettabile la bonifica “fai da te” già tentata dalla Marzotto, pur in assenza di qualsivoglia rivendicazione collettiva dei residenti, mentre sarebbe logico l’esproprio totale dell’area a fronte dei costi necessari difficilmente quantificabili; Regione, Provincia e Comune, ieri pronti a genuflettersi di fronte ai Marzotto ed oggi parte civile nel processo, dovrebbero sentire forte l’obbligo morale di attivarsi per fare propria tale rivendicazione.
comunicato stampa Slai Cobas Cosenza 07.12.2012

 

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